
Foto "Cuore" di Sara Lovari
Dalla nostra nascita l’alimentazione, insieme al contatto epidermico con la madre, sono i primi modi di entrare in contatto con l’amore materno. Già Sigmund Freud aveva sottolineato la duplice funzione dell’allattamento: da un lato la sua dimensione nutritiva biologia dall’altro la dimensione affettiva. Infatti lo psicoanalista aveva individuato come il bambino nell’allattamento, non cerca solo la nutrizione che sazi la fame ma anche il segno di riconoscimento della madre come nutrimento affettivo. Quest’ultimo si compone di una serie di elementi sensoriali-relazionali con cui la madre comunica al neonato quali la voce, lo sguardo, il tatto. Infatti l’abbraccio della madre, così come il suo contatto oculare e anche la sonorità della voce che utilizza durante l’allattamento, divengono per il neonato elementi di soddisfazione. Ma di quale soddisfazione si parla? Si parla dell’amore e del riconoscimento. Attraverso questi aspetti il neonato inizia a ricercare una serie di esperienze che non sono strettamente legate alla nutrizione biologica. Sono proprio queste esperienze che generano la domanda d’amore che il bambino riserverà alla madre e ai familiari. I disturbi alimentari quindi, lungi da essere un problema alimentare, assumono un valore affettivo e relazionale e come tali, possono quindi collocare come sintomo che interroga l’amore o sintomo che è una soluzione all’amore. La differenza tra i due aspetti delinea una differenza anche nella cura.
Dott.ssa Denise Pantuso
Psicologa Psicoterapeuta - Poppi (AR)
